«Basta con la favola che il turismo va bene perché ad agosto siamo pieni». Le parole di Rosa Di Stefano, presidente di Federalberghi Palermo, suonano come una sveglia per l’intero sistema produttivo siciliano. I dati presentati dall’osservatorio Otie, nell’ambito del tavolo tecnico “Palermo 365”, fotografano una realtà amara: nel 2024, la provincia di Palermo ha lasciato sul tavolo 9,5 milioni di posti letto invenduti.
Non è solo una statistica per addetti ai lavori; è un’emorragia economica che sottrae al territorio oltre mezzo miliardo di euro nel solo settore dell’ospitalità, cifra che raddoppia fino a un miliardo se si considera l’impatto mancato su ristoranti, negozi, guide e trasporti.
Il report evidenzia uno sbilanciamento cronico. Se tra luglio e settembre il territorio lavora a pieno regime, il periodo tra novembre e febbraio assiste a un vero e proprio deserto turistico. A gennaio, il punto più basso, si vendono appena 94 mila posti letto a fronte di una capacità ricettiva immensa.
«Il punto non è riempire l’estate, ma non spegnere il resto dell’anno», incalza Di Stefano. La soluzione? La stagionalità differenziata.
Per Federalberghi e Otie, la sfida del 2026 è trasformare la percezione della Sicilia da “isola del mare” a “destinazione 365 giorni l’anno”. Questo significa smettere di cercare di allungare l’estate e iniziare a vendere stagioni diverse:
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Turismo Culturale e City Break: La Palermo d’arte e storia che vive benissimo con temperature miti.
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MICE e Formazione: Congresso, convegni e turismo universitario che riempiono i mesi “spalla”.
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Turismo dell’Esperienza: La vendemmia, i frantoi in autunno, le cucine dei borghi dell’entroterra dove l’autenticità si tocca con mano.
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Outdoor e Cammini: La connessione tra la costa e le Madonie, ideale per il trekking e il turismo lento.
Secondo Giovanni Ruggieri, docente di Economia del Turismo all’Università di Palermo e presidente Otie, i numeri parlano chiaro: bisogna creare due nuove stagioni (autunno e inverno) dove oggi regna l’assenza. Non serve una visione astratta, ma un piano operativo che metta in rete mare e monti, costa e interno.
La sfida della stagionalità differenziata è, in ultima analisi, una scelta di lavoro e coesione territoriale. Passare da una gestione emergenziale dei flussi a una programmazione strutturale è l’unico modo per far sì che il turismo non sia un interruttore che si accende solo con il caldo, ma un motore stabile per l’economia dell’intera provincia.
