Il prezzo del grano è crollato ai minimi storici, toccando la soglia drammatica di 23 centesimi al chilo, mentre il pane arriva a costare anche 5 euro al chilo. Una contraddizione che grida vendetta, secondo l’On. Vincenzo Vinciullo, che punta il dito contro l’inerzia dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Siciliana, accusandolo di totale assenza e mancanza di visione strategica.

«Gli agricoltori – denuncia Vinciullo – sono stremati e costretti ad abbandonare i campi, incapaci persino di coprire le spese sostenute. E mentre il settore affonda, la Regione pensa solo a distribuire “mancette”, ignorando il grido di dolore di un comparto vitale per la nostra economia».

L’ex parlamentare regionale richiama con forza l’attenzione delle istituzioni su una crisi che rischia di travolgere uno dei pilastri storici dell’identità siciliana: «La Sicilia è stata il granaio d’Italia, e ancora prima, dell’impero. Un patrimonio agricolo e culturale che oggi rischia di scomparire, tra l’indifferenza delle istituzioni e l’assenza di interventi strutturali».

Accuse dure a Governo e Parlamento regionale, definiti «distanti dai problemi reali dei lavoratori» e incapaci di attuare politiche di sostegno efficaci. Vinciullo richiama il Presidente della Regione a un intervento immediato e personale per affrontare l’emergenza, e impedire che un’annata che poteva essere positiva dal punto di vista produttivo si trasformi nell’ennesimo dramma per i produttori locali.

La denuncia mette in luce una crisi sistemica: da un lato, la concorrenza estera e le dinamiche speculative deprimono i prezzi del grano; dall’altro, i costi di produzione, trasporto e distribuzione non trovano compensazione nei guadagni dei coltivatori. Il risultato è un settore agricolo in agonia, che rischia di abbandonare le terre fertili dell’isola, con gravi conseguenze non solo economiche, ma anche sociali e ambientali.

«Se non si agisce ora – conclude Vinciullo – la Sicilia diventerà sempre più dipendente dalle importazioni di grano dall’estero, perdendo definitivamente la sua storica centralità nel comparto cerealicolo italiano».

Una denuncia forte, che chiede risposte immediate e concrete, prima che l’intero sistema agricolo siciliano collassi.

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