La discussione sulla Legge di Bilancio si è arricchita di un acceso dibattito politico e istituzionale innescato da un emendamento presentato da Fratelli d’Italia (FdI) relativo alle riserve auree italiane. La proposta, sebbene non preveda nell’immediato la vendita o l’utilizzo dei lingotti, sancisce un principio di “sovranità economica” di forte impatto simbolico.
L’emendamento stabilisce che l’oro fisico detenuto nei caveau di Banca d’Italia è da considerare esclusiva proprietà dello Stato italiano, in nome del popolo.
Fino ad oggi, le circa 2.452 tonnellate di riserve auree (la quarta più grande al mondo) figuravano nel bilancio della Banca d’Italia come “attività proprie”. La modifica, pur lasciando la custodia e la gestione tecnica delle riserve all’istituto di Via Nazionale, ha lo scopo di stabilire formalmente la titolarità pubblica dell’oro, trasformando la Banca d’Italia in un mero custode per conto dello Stato.
L’iniziativa non è nuova ed è stata a lungo sostenuta da esponenti del centrodestra, tra cui la stessa Giorgia Meloni. La motivazione principale è:
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Affermazione di Sovranità: L’emendamento vuole lanciare un chiaro segnale politico, affermando che il patrimonio aureo è un bene comune e non può essere considerato patrimonio della Banca Centrale.
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Credibilità Finanziaria: In un contesto di elevato debito pubblico, ribadire la titolarità statale di un asset considerato il massimo “bene rifugio” mondiale ha l’obiettivo di rafforzare la credibilità e la stabilità finanziaria del Paese sui mercati internazionali.
Nonostante la forte valenza politica, l’emendamento ha sollevato notevoli dubbi da parte dei tecnici e, potenzialmente, della Banca Centrale Europea (BCE).
Il diritto europeo, in particolare i Trattati (TFUE) e lo Statuto del Sistema Europeo di Banche Centrali (SEBC), garantisce la totale indipendenza delle Banche Centrali e ne affida la gestione delle riserve. L’obiettivo è prevenire che gli Stati possano utilizzare tali riserve per finanziare il debito pubblico (divieto di finanziamento monetario).
Per questo motivo, la modifica introdotta nella Manovra è considerata prevalentemente simbolica. Economisti e analisti avvertono che:
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L’oro non può essere usato per “fare cassa”: Qualsiasi tentativo di vendere o utilizzare le riserve per coprire spese correnti violerebbe i principi europei e provocherebbe una reazione negativa della BCE.
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Rischio Speculativo: L’idea di considerare le riserve auree come un asset liberamente cedibile espone l’Italia al rischio di attacchi speculativi e minaccia la stabilità dell’Eurozona.
