L’accusa dell’operatore del settore: «La regione brucia per inefficienza burocratica e assenza di controlli. Servono interventi d’ufficio sui terreni privati e il ripristino dei presidi nelle riserve».
Mentre le colline di tutte le province siciliane e le riserve naturali dell’isola vengono nuovamente inghiottite dalle fiamme, si solleva una dura voce di protesta dal mondo dei lavoratori sul campo. A lanciare un grave atto d’accusa contro la gestione dell’emergenza è Guglielmo Monello, operaio forestale, che punta il dito contro le passerelle istituzionali e l’inefficacia delle misure preventive adottate finora.
«Mentre il territorio brucia, nei palazzi della politica va in scena il consueto, indecoroso balletto estivo fatto di passerelle e comunicati di solidarietà», afferma Monello. «La verità, per chi nei boschi ci lavora ogni giorno, è una sola: la Sicilia brucia per una miscela letale di inefficienza burocratica, assenza di controlli e totale mancanza di volontà politica».
Il nodo delle norme disattese
Al centro della denuncia di Monello c’è il forte divario tra il quadro normativo vigente e la sua reale applicazione sui territori.
Sulla carta, infatti, le regole per la prevenzione dei roghi esistono:
Obblighi per i privati: La Legge Quadro sugli Incendi Boschivi (L. 353/2000) e il Testo Unico degli Enti Locali (Artt. 50 e 54 TUEL) impongono ai Comuni di obbligare i privati proprietari di terreni alla pulizia dei fondi, al taglio dell’erba secca e alla realizzazione delle fasce tagliafuoco prima dell’estate.
Sanzioni e interventi d’ufficio: L’inosservanza di tali disposizioni comporta sanzioni pecuniarie e denunce penali ai sensi dell’Art. 650 c.p. Inoltre, qualora i proprietari abbandonino terreni a rischio, gli enti pubblici hanno la facoltà di procedere alla bonifica d’ufficio, addebitando interamente i costi ai privati inadempienti.
Tuttavia, come evidenziato dall’operaio forestale, la prassi quotidiana si discosta nettamente dalle intenzioni del legislatore. «I Sindaci firmano le ordinanze ad estate già iniziata e le lasciano affisse sugli albi pretori digitali senza che nessuno le faccia rispettare», spiega Monello. «Ci ritroviamo con cumuli di rifiuti e vegetazione alta due metri ai bordi di strade e valloni, fino a quando non arriva la prima fiammata».
Riserve sguarnite e controlli mancanti
Un altro aspetto critico sollevato riguarda l’impiego del personale e la tutela delle aree protette. Il Corpo Forestale, secondo la ricostruzione di Monello, verrebbe spesso penalizzato da adempimenti burocratici che costringono il personale all’interno degli uffici anziché garantire il presidio e la perlustrazione del territorio prima del verificarsi degli incendi.
Emblematica, secondo Monello, è la situazione di alcune aree di pregio naturalistico: «Intere aree protette sono state private dei servizi minimi di sorveglianza. L’esempio della Riserva di Cavagrande del Cassibile è sotto gli occhi di tutti: una bomba ad orologeria lasciata senza un presidio fisso e priva persino delle fondamentali torrette di avvistamento attive».
Le proposte del personale di campo
Per superare la gestione emergenziale e prevenire l’ulteriore distruzione del patrimonio boschivo siciliano, Monello indica una serie di interventi ritenuti prioritari e indifferibili:
Interventi d’ufficio e mappatura: Mappatura immediata dei punti d’innesco più critici adiacenti alle riserve e ai centri abitati, invio del personale per le bonifiche e addebito diretto delle spese ai proprietari irresponsabili.
Sorveglianza h24: Riapertura immediata delle torrette di avvistamento, riattivazione dei presidi fissi nelle riserve e riposizionamento del personale della Forestale sul territorio
Misure stringenti sul post-incendio: Applicazione tempestiva e rigorosa dei divieti di caccia e pascolo sulle superfici percorse dal fuoco, affiancata da piani seri di ripiantumazion
«La prevenzione non è un’emergenza stagionale, ma un lavoro continuo che richiede impegno 365 giorni all’anno», conclude Monello, rivolgendo un appello alle istituzioni affinché si intervenga concretamente prima che il patrimonio naturale della regione sia compromesso in modo irreversibi
