Un viaggio nella memoria medievale dell’Isola, tra arte equestre, danza e tradizioni popolari, andato in scena l’11 ottobre alla Marina di Caronia nell’ambito della rassegna “Sapori in sella” dell’ARIAS.

La Sicilia medievale, con le sue dominazioni, gli incontri tra culture e le leggende tramandate nei secoli, ha ritrovato voce in Calacte, la sposa del Vento, la rappresentazione andata in scena l’11 ottobre 2026 alla Marina di Caronia. Inserito nella rassegna Sapori in sella dell’ARIAS, lo spettacolo ha accompagnato il pubblico in un viaggio tra storia e immaginario popolare, ricostruendo atmosfere e personaggi di un’epoca che ha lasciato un’impronta profonda nell’identità dell’Isola. Un percorso nel quale il cavallo ha assunto un ruolo centrale, diventando testimone di scambi culturali, tradizioni e saperi equestri che, attraverso i secoli, continuano a vivere nel rapporto tra l’uomo e l’animale.
Il racconto si è sviluppato attraverso tre quadri narrativi, partendo dalla prosperità della dominazione araba per arrivare all’avanzata normanna e alla nascita del Regno di Sicilia. In L’Alba Araba, le scene di vita quotidiana si sono intrecciate con la leggenda della testa di Moro e con le dimostrazioni della Furūsiyya, l’antica arte equestre araba, nella quale destrezza, disciplina e sintonia tra cavaliere e destriero diventano protagoniste della scena. L’eredità della cultura equestre araba rappresenta uno degli aspetti più significativi di questo passaggio storico, anche per l’influenza esercitata dal cavallo arabo sulla tradizione allevatoriale equestre del Mediterraneo. Le sue caratteristiche, unite alla raffinatezza delle tecniche di addestramento, hanno contribuito a tramandare una concezione del rapporto con il cavallo fondata sulla conoscenza, sul rispetto e sulla capacità di muoversi in armonia.

Con Il vento del Nord, l’atmosfera si è trasformata, lasciando spazio ai conflitti e alla conquista normanna di Balarm, l’antica Palermo. Il fuoco ha accompagnato simbolicamente il passaggio da un’epoca all’altra, preparando il pubblico all’ultimo quadro, Il regno di luce, dedicato a Ruggero II e alla nascita del Regno di Sicilia, tra festeggiamenti di corte ed esibizioni equestri. Anche in questa fase, il cavallo ha rappresentato molto più di un semplice elemento scenografico, incarnando il ruolo centrale che ha ricoperto nella storia militare, nella vita delle corti e nella costruzione delle relazioni tra popoli. Le dimostrazioni di abilità hanno restituito al pubblico il valore di un patrimonio equestre nel quale tecnica, addestramento e intesa tra cavaliere e animale si fondono in un’unica espressione.
Dalla storia il percorso si è poi spostato verso la leggenda di Calacte, la sposa del Vento, riportando al centro la memoria popolare di Caronia. Il salto temporale verso il presente ha concluso la rappresentazione con una riflessione sull’eredità culturale e sul valore delle tradizioni, capaci di mantenere vivo il legame tra le generazioni. In questo passaggio, il mondo equestre si è fatto ponte tra epoche lontane e contemporaneità, mostrando come il patrimonio costruito nei secoli continui a trovare espressione anche attraverso la valorizzazione dei cavalli autoctoni siciliani, custodi di caratteristiche, adattamenti e tradizioni legati alla storia rurale dell’Isola.
A rendere possibile il racconto è stata la collaborazione di diverse realtà artistiche. Le coreografie hanno coinvolto ABC Dance Academy, diretta da Antony Coppola, ed Erga #studiodanza, con Gaia Scalia ed Erika Di Stefano. Alle esibizioni equestri hanno partecipato Arabian’s Ranch di Giuseppe Regolia e Koshido Budo di Michele Lattuca, mentre le performance con il fuoco sono state affidate a Phoenix Spectacula. La presenza dei gruppi equestri ha contribuito a esaltare il valore del cavallo come protagonista della rappresentazione, mettendo in dialogo le tradizioni della monta e dell’addestramento con la dimensione spettacolare e artistica dell’evento.
Tra gli interpreti figurano Debora Calì, Michele Calì, Ivan Campagna, Vincenzo Maggio, Benedetto Mancuso e Francesca Scire, insieme agli altri artisti e figuranti che hanno contribuito a ricreare le atmosfere medievali e a dare volto ai personaggi storici e leggendari.
La regia e la direzione artistica sono state curate da Nancy Di Modica, con Sabina La Corte alla direzione di scena ed equestre e Paolo Fongaro impegnato nel supporto dietro le quinte.
La rappresentazione ha restituito al pubblico un racconto in cui la storia della Sicilia si è intrecciata con le tradizioni e le leggende di Caronia, valorizzando il patrimonio culturale di una terra che porta ancora i segni delle civiltà che l’hanno attraversata. Un progetto artistico che ha riunito diverse competenze e linguaggi scenici, trovando nella leggenda di Calacte il filo conduttore di un viaggio tra passato e presente e riconoscendo nel mondo equestre una parte fondamentale di questa eredità, dalle influenze della cultura araba fino alla valorizzazione dei cavalli autoctoni siciliani, ancora oggi espressione di un legame profondo tra territorio, storia e tradizione.
Testo di Denise Bentivegna
