Il Futurismo, nato nei primi anni del ‘900 in Italia e poi diffusosi in tutta Europa, tocca ed influenza in maniera trasversale tutte le arti del tempo; dalla pittura, alla scultura, dall’architettura alla musica, sino a giungere alla fotografia, al cinema, alla danza e alla gastronomia. Aspetto specifico del Futurismo è infatti quello di non limitare la propria azione alle espressioni artistiche, ma di prospettare la reinvenzione dell’intera vita, in ogni suo aspetto. In un’epoca di costante transizione, come può esserne una che precede ed attraversa due guerre, con numerose modifiche sociali e tecnologiche, il futurismo non poteva che essere permeato da totali cambiamenti, specialmente a riguardo delle variabili spazio-temporali. Con invenzioni come le prime cineprese, i primi aeroplani e la radio, quelle che sono la percezione delle distanze e del movimento non potevano certamente rimanere intonse da questa rivoluzione in corso; la velocità, in un tale contesto, non poteva che essere la protagonista principale.
L’idea principe del futurismo si intende già dal nome del movimento: orientarsi in avanti, verso il dinamico presente e l’imminente futuro, slegandosi quasi con violenza dal passato, tristemente privo, per i futuristi, di quel progresso tecnologico che finalmente permetteva abbattimento di tempi morti, catene di produzione efficienti e mezzi di locomozione innovativi.
Ecco il motivo per cui, almeno in Italia, il futurismo è stato accostato allo sviluppo del fascismo, per ideologie e stilemi similari, in opposizione ad una sparutissima frangia di futuristi di sinistra, caratterizzati invece da posizioni per lo più anarchiche e filo bolsceviche.
Per quanto riguarda l’Italia, la pittura è stata indubbiamente l’arte che più ha saputo sintetizzare i principi della corrente stessa con i propri esponenti: tra i giovani artisti d’Italia Boccioni, che si cimentò anche nella scultura, Carrà e Russolo, furono i tre principali artisti che percorsero per superare i canoni di forma ed i piani visivi impiegati dal cubismo. Posero la loro attenzione al dinamismo plastico, cimentandosi nella rappresentazione sintetica del moto, attraverso gli amati concetti di velocità e simultaneità.
In architettura Antonio Sant’Elia, morto ad appena 28 anni, seppe diventare il primo esponente del futurismo con i suoi progetti avvenieristici, presi al tempo per pura utopia, di quelle che sarebbero diventate, un secolo dopo, le città del nostro presente; alti palazzi comunicanti con vertiginosi ponti esterni, modelli tunnel urbani per decongestionare il traffico, slanciati grattacieli, enormi alveari abitativi ed edifici di culto monumentali con connubi di vetro e acciaio.
L’utilizzo di linee ellittiche e oblique simboleggia il chiaro rifiuto alla staticità in favore di una maggior dinamicità dei progetti futuristi, sempre privi di una simmetria classicamente intesa.
A causa della guerra e dopo la morte di Boccioni e Sant’Elia, il movimento futurista in Italia perse il suo slancio ma restarono pur sempre retaggi in altre arti complementari come la letteratura, la poesia, il cinema, il teatro e la musica, con gli studi e le teorie sul “rumorismo”, una musica nella quale ai suoni venivano sostituiti i rumori.
Nella poesia, con Palazzeschi, Buzzi e il primo Quasimodo, vennero esplorate le forti sensazioni associate alla guerra e l’esaltazione verso il futuro.
In teatro la maggiore novità fu la totale avversione verso copioni tecnici, statici, verso il realismo e la logica, prediligendo un teatro di improvvisazione, orientato maggiormente verso la commedia e la farsa più che verso il dramma borghese o la tragedia. Si ricercò un’arte che uscisse dai canoni statuiti fino ad allora, anche un po folle, intendendo il teatro come serbatoio inesauribile di ispirazioni.
Il cinema futurista fu un cinema fatto di viaggi, cacce e guerre, all’insegna di uno spettacolo antigrazioso, deformatore, sintetico, dinamico e mai narrativo, attraverso un linguaggio nuovo, come in teatro, slegato dall’ estetica e dagli stili tradizionali. I futuristi, per allontanare il cinema dal passato, ripudiavano tutto ciò che era convenzionalmente accettato come affascinante dalla borghesia usando quindi come soggetti figure distorte o particolari tecniche di ripresa come in “Amore pedestre”, film del 1914, nel quale veniva proposta una storia romantica non corrisposta, tutta raccontata inquadrando i protagonisti dal ginocchio in giù, in totale dissacrazione delle tecniche scolastiche ed accademiche fino ad allora utilizzate.
Dinamicità, demolizione dell’armonia e della raffinatezza corrispondono al disordine delle parole e delle linee utilizzate dagli artisti futuristi, tutte caratteristiche che fanno eco allo squassante scoppio di una grande guerra.
Gli artisti che vedono l’arte come sentimento romantico e come ponte nostalgico con il passato sono esattamente l’antitesi dei futuristi, che invece inneggiano all’innovazione, sono dinamici, chiassosi ed esaltano il caos, le attività di grandi città vivaci ed il futuro speranzoso e imminente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *